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Che cosa è LEGO Serious Play: il metodo, l'origine e la struttura

Scheda LSP 07 · Verticale II Facilitazione · Voce di metodo

Fig. G
Il ciclo in quattro passi di un laboratorio Quattro stazioni in sequenza — porre la domanda, costruire, raccontare, riflettere — con una freccia di ritorno che riporta dalla riflessione alla domanda successiva. 1 2 3 4 DOMANDA COSTRUZIONE RACCONTO RIFLESSIONE POSTA INDIVIDUALE SENZA INTERRUZIONI DI GRUPPO IL CICLO SI RIPETE CON UNA DOMANDA PIÙ STRETTA
Il ciclo in quattro passi che struttura ogni laboratorio

LEGO Serious Play è un metodo di facilitazione strutturato in cui ogni partecipante costruisce un modello in risposta a una domanda, e poi lo racconta. Il materiale è quello del gioco; la struttura no — c'è una domanda posta, un tempo assegnato, un obbligo di costruire e un obbligo di spiegare.

Da dove nasce il metodo

L'origine è documentata e vale la pena conoscerla, perché spiega perché il metodo ha la forma che ha. Negli anni Novanta il gruppo LEGO cercava un modo per ripensare la propria strategia e coinvolse due ricercatori della IMD di Lausanne, Johan Roos e Bart Victor, insieme a Robert Rasmussen dell'azienda. La domanda di partenza non era come usare i mattoncini in azienda, ma perché le sessioni di pianificazione strategica producessero documenti che nessuno usava.

La loro risposta fu che il problema non stava nei contenuti ma nel formato: una discussione verbale attorno a un tavolo lascia la maggior parte di ciò che i partecipanti sanno fuori dalla stanza. Il metodo che ne uscì venne formalizzato all'inizio degli anni Duemila e nel 2010 rilasciato come open source, con un documento di riferimento pubblico che ne descrive la struttura e i principi.

Come funziona il ciclo in quattro passi

La struttura minima è quella disegnata nella tavola, e si ripete più volte in una sessione. Il facilitatore pone una domanda. Ciascuno costruisce, individualmente e in un tempo dichiarato — questa fase è silenziosa e simultanea, ed è la ragione per cui il metodo produce risultati diversi da una riunione. Poi ciascuno racconta il proprio modello senza essere interrotto. Infine il gruppo riflette su ciò che è emerso.

Due dettagli decidono se il ciclo funziona. Il primo è che la domanda non deve avere una risposta attesa: se il facilitatore sa già che cosa vuole vedere costruito, i partecipanti lo intuiscono e costruiscono quello. Il secondo è che il racconto non si negozia — è la fase che viene tagliata per prima quando il tempo stringe, e senza di essa i modelli restano oggetti privati, quindi inutili al gruppo.

Nelle applicazioni più estese il ciclo individuale viene seguito da un modello condiviso: i partecipanti costruiscono insieme un'unica rappresentazione, negoziando che cosa entra e che cosa resta fuori. È il passaggio in cui il disaccordo diventa concreto, perché per collocare un elemento bisogna decidere dove va.

A che cosa serve

Il metodo è utile quando il problema è che le persone non dicono ciò che sanno: perché non hanno le parole, perché la gerarchia rende costoso dirlo, o perché il tema è troppo astratto per essere discusso senza un riferimento comune. Ambiti tipici sono la definizione di una strategia, la ricostruzione delle dinamiche interne di un gruppo, l'analisi di un processo che nessuno vede per intero e il lavoro sull'identità di un'organizzazione.

Non è utile quando la risposta è già nota e va comunicata, quando il problema è puramente tecnico, o quando serve una decisione entro venti minuti. Usarlo in questi casi produce ciò che ne ha danneggiato la reputazione: un'attività percepita come intrattenimento aziendale.

Le basi teoriche in breve

Il metodo poggia su quattro appoggi, ciascuno con la propria scheda in questa verticale. Il costruttivismo stabilisce che la conoscenza sia costruita e non trasferita. Il costruzionismo aggiunge che la costruzione è più efficace quando produce un artefatto pubblico. La connessione mano-mente riguarda il modo in cui la manipolazione sostiene il pensiero. Le intelligenze multiple forniscono l'argomento per cui un canale unico seleziona un solo profilo cognitivo. Il meccanismo che tiene insieme il tutto è la metafora: senza di essa un mattoncino resterebbe un mattoncino.

Quanto dura e che cosa richiede

La sequenza minima — domanda, costruzione, racconto, riflessione — non si comprime sotto le due ore, e la ragione è la terza fase: il racconto occupa qualche minuto per partecipante e non si abbrevia dividendo il gruppo, perché è nel sentire gli altri che si forma il materiale della discussione. Un gruppo di otto persone porta quindi a mezza giornata per una domanda sola.

Sul materiale l'errore comune è la quantità. Un insieme piccolo ma eterogeneo per partecipante funziona meglio di una cassa di pezzi identici: un pezzo dalla funzione riconoscibile viene usato per quella funzione, mentre un pezzo dalla forma ambigua viene usato per un'idea, che è ciò che serve.

I limiti

Tre sono riconosciuti anche da chi usa il metodo abitualmente. Le prove di efficacia sono in gran parte qualitative, e gli studi controllati sono pochi. La qualità dell'esito dipende in misura sproporzionata dalla conduzione: la stessa sequenza di passi, applicata male, produce un pomeriggio piacevole e nessun risultato. E il trasferimento è debole — ciò che emerge in sessione non diventa automaticamente una decisione, se nessuno se ne fa carico dopo.

Va aggiunto un punto sul nome. LEGO Serious Play è un marchio del gruppo LEGO; il metodo è pubblico, la denominazione non lo è. La scheda sul gioco serio tratta il termine e la difficoltà della sua traduzione italiana.

Domande frequenti

Che cosa è LEGO Serious Play in breve?

Un metodo di facilitazione in cui ciascun partecipante costruisce un modello in risposta a una domanda e poi lo racconta al gruppo. Serve a far emergere ciò che le persone sanno ma non dicono in una discussione verbale.

Chi ha sviluppato il metodo?

È nato negli anni Novanta dal lavoro di Johan Roos e Bart Victor della IMD di Lausanne con Robert Rasmussen del gruppo LEGO. Nel 2010 la struttura è stata rilasciata come open source con un documento di riferimento pubblico.

Quali sono i quattro passi?

Porre la domanda, costruire individualmente in un tempo dato, raccontare il proprio modello senza essere interrotti, riflettere in gruppo su ciò che è emerso. Il ciclo si ripete con domande progressivamente più strette.

Quando NON conviene usarlo?

Quando la risposta è già nota e va soltanto comunicata, quando il problema è puramente tecnico, o quando serve una decisione in tempi molto brevi. In quei casi produce un'attività percepita come intrattenimento, ed è così che il metodo si è guadagnato parte della sua cattiva reputazione.

Serve un kit specifico?

Esistono set pensati per il metodo, con una selezione di elementi che favorisce la costruzione metaforica. Non sono indispensabili: conta che il materiale sia lo stesso per tutti e che includa elementi non ovvi, perché un assortimento troppo letterale spinge verso modelli descrittivi.

Quanto durano i risultati?

Il trasferimento è il punto debole riconosciuto: ciò che emerge in sessione non diventa una decisione se nessuno se ne fa carico dopo. Il valore resta nella stanza a meno che la riflessione finale produca impegni assegnati a qualcuno.

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