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Backcasting: che cos'è, come si applica e perché rovescia la direzione

Scheda FT 03 · Verticale I Analisi · Voce di metodo

Fig. L
Direzione del forecasting e direzione del backcasting Due bande orizzontali. Nella banda superiore una freccia parte dal presente e si apre verso destra in tre esiti possibili: è il forecasting. Nella banda inferiore una freccia parte dallo stato desiderato a destra e procede verso sinistra attraverso quattro tappe intermedie fino al presente: è il backcasting. 1 2 3 4 PRESENTE FORECASTING → ← BACKCASTING
Le due direzioni: dal presente verso gli esiti, e dall'esito scelto verso le decisioni di oggi

Il backcasting parte da uno stato futuro dichiarato e procede a ritroso fino alle decisioni del presente, chiedendo a ogni passo che cosa deve essere vero prima. Non è una tecnica di previsione rovesciata: è un test di raggiungibilità.

La differenza rispetto al forecasting

Il forecasting parte dai dati e prolunga: dato lo stato attuale e le tendenze, dove si arriva. La domanda che pone è che cosa accadrà. Il backcasting parte da un obiettivo e ricostruisce il percorso: dato questo stato come raggiungibile, quali passaggi lo rendono possibile. La domanda che pone è che cosa dovrebbe essere vero.

La conseguenza non è retorica. Un'estrapolazione non può proporre un esito discontinuo, perché la sua unica materia prima è la continuità; il backcasting può, perché non gli serve che l'obiettivo sia probabile — gli serve che il percorso sia plausibile passaggio per passaggio. È il motivo per cui i due metodi sono complementari e non alternativi: il primo dice cosa succede se non si fa nulla di diverso, il secondo dice a quali condizioni si può fare qualcosa di diverso. Il confine fra le due pratiche è trattato nella scheda sul forecast.

Da dove viene

Il metodo nasce negli anni Settanta nella pianificazione energetica, dove John Robinson lo formalizza in contrasto con la previsione della domanda: invece di stimare quanta energia servirà, si dichiara quanta se ne vuole consumare e si ricostruisce cosa lo renderebbe possibile. Da lì passa alla pianificazione della sostenibilità, dove diventa lo strumento standard proprio perché gli obiettivi sono per definizione discontinui rispetto alle tendenze.

I cinque passaggi

  1. Descrivere lo stato desiderato in condizioni verificabili. Non «un'organizzazione più agile», ma quali decisioni vengono prese a quale livello e in quanto tempo. Uno stato non verificabile rende impossibile ogni passaggio successivo, perché non si può dire che cosa lo precede.
  2. Datare. Senza una data l'esercizio non ha lunghezza e le tappe non hanno posizione. La data va scelta in base all'inerzia del sistema, non alla scadenza del mandato di chi decide.
  3. Risalire per precondizioni. Che cosa deve essere vero l'anno prima perché quello stato sia raggiungibile? E l'anno prima di quello? Si procede finché la catena arriva al presente.
  4. Individuare le interruzioni. Dove una tappa non ha precondizione plausibile, la catena si rompe: quello è il vincolo reale, e trovarlo è il risultato principale dell'esercizio. Un backcasting che non incontra nessuna interruzione è quasi sempre un backcasting compiacente.
  5. Estrarre la prima decisione. Quale scelta ricade nel periodo in corso. È l'unico esito operativo: tutto il resto è ragionamento.

Il rapporto con gli scenari

Il backcasting presuppone che un futuro sia stato scelto, e la scelta non è un'operazione analitica. Nel cono dei futuri è il quarto termine — il preferibile — e viene da una decisione su ciò che si vuole. Lo scenario design viene prima e serve a un'altra cosa: mostrare che di futuri plausibili ce n'è più di uno, così che la scelta sia una scelta e non un'inerzia.

Nella pratica i due si usano in sequenza: quattro scenari per delimitare il campo, un futuro preferibile scelto dichiaratamente, un backcasting da quello. E un controllo finale che vale più di tutti: le decisioni identificate reggono anche negli altri tre scenari? Quelle che reggono sono le decisioni robuste, e sono ciò che si porta via da un esercizio di previsione strategica fatto bene.

Ogni quanto si riesamina

Una catena di precondizioni non è un piano e non segue il calendario dei piani. Il criterio che tiene non è temporale ma condizionale: si riesamina quando una precondizione risulta soddisfatta, quando una risulta impossibile, o quando compare un fatto che ne rende necessaria una che non era prevista. Nella pratica questo produce revisioni irregolari, frequenti nei primi mesi e rare dopo.

Il riesame a data fissa ha un difetto specifico: arriva quando non c'è nulla da cambiare e non arriva quando qualcosa è cambiato. Chi vuole comunque una scadenza dovrebbe usarla per una sola domanda — quali precondizioni sono ancora tali — che si risponde in pochi minuti e non richiede di riaprire l'esercizio.

I tre modi in cui diventa inutile

Lo stato desiderato vago. Se l'obiettivo non è verificabile, ogni tappa è plausibile e la catena non incontra nessun ostacolo: si ottiene un percorso liscio che non dice nulla.

La catena costruita al contrario. Capita di ricostruire il percorso partendo dalle azioni che si vogliono comunque fare e collegandole all'obiettivo. È una razionalizzazione, non un backcasting, e il segno diagnostico è l'assenza di interruzioni — insieme al fatto che nessuna delle attività in corso risulta da eliminare. La scheda sui bias cognitivi descrive il meccanismo.

L'assenza di revisione. Una catena di precondizioni costruita una volta e non più esaminata invecchia peggio di una previsione, perché a differenza di questa non produce un errore visibile: continua a sembrare corretta mentre le sue premesse decadono.

Domande frequenti

Che cos'è il backcasting?

Un metodo che parte da uno stato futuro dichiarato e procede a ritroso fino alle decisioni del presente, chiedendo a ogni passo che cosa deve essere vero prima. Non è una previsione rovesciata: è un test di raggiungibilità.

Qual è la differenza rispetto al forecasting?

Il forecasting parte dai dati e prolunga le tendenze, quindi non può proporre un esito discontinuo. Il backcasting parte da un obiettivo e verifica se esiste un percorso plausibile passaggio per passaggio: all'obiettivo non è richiesto di essere probabile.

Quali sono i passaggi?

Descrivere lo stato desiderato in condizioni verificabili, datarlo, risalire per precondizioni fino al presente, individuare i punti in cui la catena si interrompe ed estrarre la decisione che ricade nel periodo in corso.

Come si capisce se un backcasting è compiacente?

Dall'assenza di interruzioni nella catena e dal fatto che nessuna attività in corso risulta da eliminare. Un percorso liscio segnala di solito che lo stato desiderato era vago o che la catena è stata costruita a partire dalle azioni già decise.

Serve prima costruire gli scenari?

Sì, per una ragione precisa: gli scenari mostrano che di futuri plausibili ce n'è più di uno, così che la scelta del preferibile sia una scelta e non un'inerzia. Poi si verifica quali decisioni reggono anche negli altri scenari: quelle sono le decisioni robuste.

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