Il cono dei futuri: quattro regioni del futures cone e come leggerle
Scheda FT 05 · Verticale I Analisi · Voce di modello
Il cono dei futuri è il disegno più usato del campo e il più frequentemente frainteso. Rappresenta una cosa sola: il numero di esiti compatibili con lo stato presente cresce con la distanza temporale. Tutto il resto sono conseguenze di questa forma.
Da dove viene
La forma a cono compare nella letteratura sul futuro fra gli anni Settanta e Novanta in versioni indipendenti; la formulazione a quattro termini che circola oggi è associata al lavoro di Joseph Voros, che sistematizza distinzioni già in uso e aggiunge la separazione fra ciò che è credibile e ciò che è desiderato. La sua utilità non è teorica: è un dispositivo per far notare a un gruppo che sta trattando come probabile qualcosa che ha soltanto voglia che accada.
Come si legge, regione per regione
Il possibile contiene tutto ciò che non contraddice una legge fisica nota. È una categoria quasi vuota di informazione — quasi tutto è possibile — e serve a un solo scopo: impedire di dichiarare impossibile ciò che è semplicemente inatteso. Molti fallimenti di analisi sono di questo tipo, e la scheda su future shock ne descrive l'effetto sulle persone che vi si trovano dentro.
Il plausibile è la regione operativa. Un esito è plausibile quando si può raccontare una catena di eventi che vi conduce senza sospendere il funzionamento noto del sistema. È qui che gli scenari vengono costruiti, perché uno scenario implausibile non viene usato da nessuno e uno scenario probabile non aggiunge nulla, ed è qui che va cercato ogni segnale deboleUn fatto singolo, privo di numerosità, che potrebbe essere il primo caso di una classe non ancora esistente. capace di allargare il campo.
Il probabile è la prosecuzione delle tendenze in corso: la regione più stretta, la più facile da descrivere e quella su cui si concentra spontaneamente l'attenzione. La sua ampiezza apparente è un artefatto della disponibilità dei dati, non una misura di affidabilità — le serie storiche descrivono il probabile perché descrivono il passato.
Il preferibile non è una regione dello stesso tipo. Le prime tre rispondono a domande su come funziona il mondo; la quarta risponde a una domanda su che cosa si vuole, e non ha risposta tecnica. Nel disegno la traiettoria del preferibile attraversa il cono e può uscire dal probabile: quando lo fa, il lavoro che segue è il backcasting, cioè la verifica che esista un percorso.
I tre errori che il cono rende visibili
Il primo è spacciare il preferibile per probabile. Un piano che descrive lo stato desiderato come sviluppo naturale delle tendenze non ha bisogno di argomentare il percorso, e quindi non lo argomenta. È l'errore più diffuso nei documenti strategici e il cono lo mostra in un gesto: le due regioni non coincidono.
Il secondo è confondere implausibile e impossibile. Uno scenario scartato perché nessuno ci crede non è uno scenario dimostrato falso, e la storia dei fallimenti di previsione è in larga misura una storia di questa confusione.
Il terzo è lavorare solo nella fascia probabile. È l'esito abituale quando l'analisi viene affidata a chi possiede i dati: i dati coprono il probabile, quindi l'esercizio restituisce una proiezione con qualche variante. Il rimedio è procedurale — imporre che almeno uno scenario stia fuori dalla fascia probabile — e la scheda sui bias cognitivi spiega perché l'esortazione a pensare in grande non basta.
Usarlo come strumento e non come illustrazione
Il cono compare quasi sempre come figura a corredo di una spiegazione, e in quella posizione non fa nulla. Diventa uno strumento quando su di esso si collocano oggetti: un'affermazione alla volta, ciascuna in una regione, con l'obbligo di dichiarare in quale. L'esercizio dura pochi minuti e produce un risultato prevedibile — la maggior parte delle affermazioni raccolte da un gruppo cade nella fascia probabile, e vederlo su un disegno solo è più efficace di sentirselo dire.
La seconda operazione utile è collocare per orizzonte anziché per regione, cioè chiedere a quale distanza temporale un'affermazione si riferisca. Serve perché l'ampiezza del cono non è arbitraria: cresce con la distanza, quindi due affermazioni nella stessa regione ma a orizzonti diversi non hanno lo stesso peso. È la logica su cui è costruita la tavola in apertura di questo archivio, dove ogni voce è collocata secondo l'orizzonte di cui il suo metodo si occupa.
Che cosa il cono non dice
Non dice nulla su quanto siano larghe le regioni, perché le ampiezze del disegno non sono misurate: sono una convenzione grafica. Non dice nulla sui tempi, quindi non distingue un futuro raggiungibile in tre anni da uno raggiungibile in trenta. E non contiene i punti di non ritorno: una decisione che chiude definitivamente una parte del cono — un'infrastruttura, una competenza dismessa — nel disegno non si vede. Per quello servono i driver di cambiamento e, in modo più diretto, la lettura dei macrotrend.
Domande frequenti
Che cosa rappresenta il cono dei futuri?
Una cosa sola: il numero di esiti compatibili con lo stato presente cresce con la distanza temporale. Le quattro regioni — possibile, plausibile, probabile, preferibile — sono conseguenze di questa forma.
Qual è la differenza fra plausibile e probabile?
Un esito è plausibile quando si può raccontare una catena di eventi che vi conduce senza sospendere il funzionamento noto del sistema. È probabile quando prosegue le tendenze in corso. Gli scenari utili si costruiscono nel plausibile: il probabile non aggiunge nulla.
Il futuro preferibile è una delle regioni?
No, è di natura diversa. Le altre tre rispondono a domande su come funziona il mondo; il preferibile risponde a una domanda su che cosa si vuole, e non ha risposta tecnica. Nel disegno attraversa le altre regioni.
Qual è l'errore più comune nel suo uso?
Presentare il preferibile come probabile. Un piano che descrive lo stato desiderato come sviluppo naturale delle tendenze non argomenta il percorso che vi conduce, perché dà per scontato che ci sia.
Le regioni hanno un'ampiezza misurata?
No. Le proporzioni del disegno sono una convenzione grafica. Il cono non dice nemmeno nulla sui tempi né sui punti di non ritorno, cioè sulle decisioni che chiudono definitivamente una parte del campo.