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Costruire il futuro in 3D: dal modello individuale a quello condiviso

Scheda LSP 13 · Verticale II Facilitazione · Voce di metodo

Costruire il futuro in tre dimensioni non è una metafora dell'attività: è la sequenza operativa con cui un gruppo passa da più immagini individuali a una sola rappresentazione condivisa, negoziando fisicamente che cosa entra e che cosa resta fuori.

Perché il modello condiviso è il passaggio decisivo

La costruzione individuale produce tante immagini quanti sono i partecipanti, e a quel punto il gruppo sa una cosa che prima non sapeva: quanto diverse sono. Ma sapere di essere in disaccordo non è ancora un risultato. Il modello condiviso è il dispositivo che obbliga a fare qualcosa di quel disaccordo, perché per collocare un elemento in un unico modello bisogna decidere dove va, e la decisione è visibile a tutti.

È la differenza rispetto alla sintesi verbale. Un facilitatore che riassume i punti comuni produce un documento che nessuno contesta e in cui nessuno si riconosce. Un gruppo che deve fisicamente collocare i propri elementi nello stesso spazio non ha quella via d'uscita: due elementi non possono occupare la stessa posizione, e questo rende il compromesso una scelta invece di una formula.

La sequenza

Quattro passaggi, ciascuno con il proprio vincolo.

  1. Modelli individuali. Ciascuno costruisce il proprio stato futuro, in silenzio, a tempo. Vale la regola dell'immaginazione strategica: la domanda deve escludere la variazione marginale, per esempio chiedendo uno stato in cui una condizione attuale è assente e non migliorata.
  2. Racconto. Ciascuno spiega il proprio modello senza interruzioni, per le ragioni trattate nella scheda sulla narrazione. Solo dopo questa fase il gruppo ha il materiale per lavorare.
  3. Negoziazione degli elementi. Ciascuno seleziona dal proprio modello gli elementi che ritiene indispensabili — pochi, il limite si dichiara in anticipo — e li porta nello spazio comune. Chi porta un elemento ne conserva il significato: la regola del significato attribuito dal costruttore non si sospende nel modello condiviso.
  4. Collocazione. Il gruppo decide posizioni, distanze e collegamenti. Questa è la fase lunga e va protetta: la maggior parte del contenuto emerge qui, non nella costruzione.

Le tre regole che tengono la fase

La prima: nessun elemento viene spostato da chi non lo ha portato senza chiederlo a voce. Sembra una formalità burocratica e non lo è — è ciò che impedisce alla persona con più autorità nella stanza di riordinare il modello altrui in silenzio.

La seconda: le distanze significano qualcosa e vanno dichiarate. Se due elementi sono lontani, il gruppo deve poter dire perché. Un modello condiviso in cui la disposizione è casuale non è una rappresentazione, è un mucchio.

La terza: ciò che non entra viene messo da parte, non eliminato. Gli elementi esclusi restano visibili accanto al modello, e sono spesso la parte più informativa del risultato — la lista di ciò che il gruppo ha deciso di non tenere è una decisione strategica anche quando nessuno l'ha formulata come tale.

Che cosa fare se il gruppo è troppo grande

Sopra gli otto partecipanti il modello condiviso non si costruisce: intorno al tavolo non c'è spazio per otto paia di mani, e la fase si risolve nel fatto che due o tre costruiscono e gli altri commentano. La divisione in due sottogruppi è la risposta consueta e introduce un problema nuovo, perché produce due modelli e la tentazione di fonderli.

La fusione è da evitare: un terzo modello ricavato dai due precedenti perde le ragioni di entrambi e non appartiene a nessuno. Quel che funziona è tenerli separati e far raccontare a ciascun sottogruppo il modello dell'altro — non il proprio. Le differenze emergono nella traduzione, e sono quelle differenze, non un oggetto unico, il risultato che serve al passaggio successivo.

Come si documenta senza congelarlo

Il problema pratico è che il modello è tridimensionale e la documentazione non lo è. Fotografarlo da un solo lato perde le relazioni; smontarlo distrugge l'unica copia. La soluzione praticabile è documentare tre cose distinte: alcune fotografie da posizioni diverse, la trascrizione di che cosa rappresenta ciascun elemento portato — con il nome di chi lo ha portato — e l'elenco degli elementi esclusi.

Il terzo è quello che viene sempre omesso e quello che serve più a distanza di mesi. La ragione è semplice: un modello fotografato racconta la conclusione, l'elenco degli scarti racconta le alternative che erano sul tavolo. Quando la decisione va rivista, è la seconda informazione a essere utile.

Il collegamento con l'analisi

Il modello condiviso fornisce il futuro preferibile, che è uno dei quattro termini del cono dei futuri. Da solo non basta: un futuro desiderabile che non sia raggiungibile è un desiderio. Il passaggio successivo è il backcasting, che parte dallo stato costruito e procede a ritroso fino alle decisioni di quest'anno, verificando quali passaggi sono necessari e quali sono impossibili.

Il modo in cui i due metodi si innestano — e i punti in cui l'innesto tipicamente fallisce — è trattato nella scheda sulla contaminazione fra i due approcci.

Domande frequenti

Perché serve un modello condiviso e non basta una sintesi?

Perché una sintesi verbale produce un documento che nessuno contesta e in cui nessuno si riconosce. Nello spazio fisico due elementi non possono occupare la stessa posizione: il compromesso diventa una scelta visibile invece di una formula.

Chi decide che cosa entra nel modello condiviso?

Il gruppo, ma con un limite dichiarato in anticipo sul numero di elementi che ciascuno può portare. Chi porta un elemento ne conserva il significato: la regola per cui solo il costruttore interpreta non si sospende in questa fase.

Che cosa si fa degli elementi esclusi?

Si mettono da parte, visibili accanto al modello, e si annotano. L'elenco di ciò che il gruppo ha deciso di non tenere è una decisione strategica anche quando nessuno l'ha formulata come tale, ed è l'informazione più utile quando la scelta va rivista.

Come si documenta un modello tridimensionale?

Con tre cose insieme: fotografie da posizioni diverse, la trascrizione del significato di ciascun elemento con il nome di chi lo ha portato, e l'elenco degli scarti. Una sola fotografia perde le relazioni fra gli elementi.

Che cosa viene dopo?

Il backcasting. Il modello fornisce lo stato desiderato; procedere a ritroso da quello verso le decisioni dell'anno in corso è ciò che distingue un futuro preferibile da un desiderio.

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