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Futures studies: storia, struttura e divisioni del campo di studi

Scheda FT 04 · Verticale I Analisi · Voce di contesto

I futures studies sono il campo di studi che si occupa del futuro come oggetto di indagine sistematica. Il plurale non è un vezzo: è la tesi centrale del campo, cioè che non esista un futuro da scoprire ma un insieme di futuri fra cui si sceglie.

Perché al plurale

Il singolare presuppone che ci sia una risposta corretta e che il problema sia trovarla. Il plurale afferma che le alternative sono molte e che alcune si escludono a vicenda, per cui una parte del lavoro non è conoscitiva ma politica: quale futuro, e per chi. È la formulazione che distingue il campo dalla previsione tecnica, e la distinzione risale ai suoi anni di fondazione, non a una revisione recente.

Il modello che porta quella tesi nella pratica quotidiana è il cono dei futuri, in cui la regione del preferibile è separata da quella del probabile.

Le due origini

Il campo nasce da due tradizioni che non si sono mai integrate del tutto, e la loro convivenza spiega perché nella stessa stanza si trovino strumenti così diversi.

La tradizione tecnico-pianificatoria viene dalla ricerca operativa e dagli istituti americani degli anni Cinquanta. Qui nascono il metodo Delphi, per raccogliere e far convergere giudizi di esperti in più giri anonimi, e il metodo degli scenari, sviluppato da Herman Kahn per la pianificazione militare e poi trasferito alla pianificazione aziendale. L'orientamento è strumentale: migliorare le decisioni di un committente.

La tradizione critica ed europea ha altre radici. Nel 1957 Gaston Berger fonda in Francia la prospective, che tratta il futuro come oggetto di volontà collettiva e non di stima; nello stesso decennio Fred Polak lavora in Olanda sull'immagine del futuro come fattore causale della storia. Negli anni Sessanta Ossip Flechtheim propone il termine futurologia, che il campo poi abbandonerà per la sua eccessiva promessa scientifica.

Gli anni Settanta e la crisi di credibilità

Il decennio porta la massima visibilità e il primo grave danno di reputazione. Nel 1970 Alvin Toffler pubblica Future Shock, che porta il tema al pubblico generale — la scheda su future shock ne discute la tesi. Nel 1972 il rapporto I limiti dello sviluppo, commissionato dal Club di Roma, applica un modello di simulazione all'intero sistema economico e ambientale.

Il rapporto viene largamente letto come una previsione di collasso datata, cosa che non era: presentava scenari condizionali. La lettura sbagliata produce due effetti opposti e durevoli. Da un lato la delegittimazione — «avevano previsto il collasso e non è arrivato» — dall'altro una lezione metodologica che il campo assorbe: uno scenario presentato senza le sue condizioni verrà letto come previsione, qualunque cautela accompagni il testo. È una delle ragioni per cui il vocabolario attuale insiste tanto sulla differenza dal forecast.

Che cosa è diventato oggi

Il campo si è diviso in tre pratiche che condividono strumenti e hanno finalità diverse. Il foresight strategico lavora per organizzazioni su orizzonti da tre a quindici anni, con un mandato decisionale; è il ramo da cui vengono i metodi trattati in questa verticale. Il foresight partecipativo lavora con comunità e istituzioni pubbliche e considera l'allargamento della discussione un esito in sé. La ricerca accademica si occupa di come si formano le immagini del futuro e di quali effetti abbiano sul presente — è la linea di Polak, e continua a essere la meno visibile e la più feconda.

Sulla scala istituzionale il campo esiste: la World Futures Studies Federation nasce nel 1973, esistono riviste con revisione fra pari e programmi universitari dedicati. Su quella professionale la situazione è diversa, perché il titolo non è protetto e la qualità della pratica varia enormemente.

Le divisioni ancora aperte

Tre questioni restano irrisolte e conviene conoscerle, perché determinano che tipo di lavoro si riceve quando si commissiona un esercizio.

  • Si può valutare la qualità di un'analisi che non prevede? Se il criterio non è l'accuratezza, non c'è accordo su quale sia. Le proposte — utilità decisionale, ampliamento delle alternative considerate — sono difficili da misurare, e questo lascia spazio a pratiche non verificabili.
  • Chi decide quali futuri sono desiderabili? La tradizione strumentale risponde: il committente. Quella critica risponde che la domanda è collettiva e che affidarla a un committente è già una scelta politica.
  • Fino a che punto il campo è occidentale? La critica interna più solida degli ultimi decenni riguarda l'assunzione di un tempo lineare e progressivo, che non è universale. È la questione su cui si concentra il lavoro di Sohail Inayatullah e di altri autori non europei.

Chi arriva al campo dagli strumenti — scenari, driver, backcasting — incontra queste divisioni tardi e in forma di litigio incomprensibile. Conoscerle prima serve a capire che gli strumenti non sono neutri rispetto ad esse.

Domande frequenti

Che cosa sono i futures studies?

Il campo di studi che tratta il futuro come oggetto di indagine sistematica. Il plurale è la sua tesi centrale: non esiste un futuro da scoprire, ma un insieme di futuri alternativi fra cui in parte si sceglie.

Da dove nasce il campo?

Da due tradizioni: quella tecnico-pianificatoria americana degli anni Cinquanta, dove nascono il metodo Delphi e gli scenari, e quella critica europea — la prospective francese di Berger e il lavoro di Polak sull'immagine del futuro.

Perché il rapporto del 1972 ha danneggiato la reputazione del campo?

Perché i suoi scenari condizionali furono letti come una previsione di collasso datata. La lezione metodologica assorbita è che uno scenario presentato senza le sue condizioni verrà letto come previsione, qualunque cautela accompagni il testo.

Quali rami esistono oggi?

Il foresight strategico per organizzazioni, il foresight partecipativo con comunità e istituzioni, e la ricerca accademica su come si formano le immagini del futuro. Condividono gli strumenti e hanno finalità diverse.

Come si valuta la qualità di un lavoro che non prevede?

Non c'è accordo. Le proposte alternative all'accuratezza — utilità per la decisione, ampliamento delle alternative considerate — sono difficili da misurare, e questa è la debolezza più seria del campo sul piano professionale.

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